ronfare e russare: questo è il problema!

Aggiornato il: mar 13

Ronf, Ronf, Ronf...

quante volte ti sarà capitato di sentire qualcuno russare nel sonno!

Se la risposta è "mai" allora forse è perché quel qualcuno sei proprio tu...





Scherzi a parte, il 13 marzo 2020 si celebra la Giornata Mondiale del Sonno, e pertanto ho deciso di affrontare questo dolente argomento, quello del russare o meglio, quello della roncopatia cronica.






Da un punto di vista clinico è sicuramente necessario distinguere, secondo le definizioni proposte dall'American Academy of Sleep Medicine:


  • si parla di russamento, o di roncopatia semplice o ancora di russamento primario, quando vengono attuati degli atti respiratori stabili, la cui rumorosità è data dalla vibrazione del palato molle e/o delle pareti faringee. Il ritmo del respiro non viene interrotto da pause;

  • si parla di apnee e ipopnee ostruttive, o in modo più preciso di Sindrome delle Apnee Ostruttive nel Sonno o OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome) o di Sindrome delle Apnee/Ipopnee Ostruttive nel Sonno o OSASH (Obstructive Sleep Apnea/Hypopnea Syndrome) quando gli eventi respiratori sono caratterizzati da arresti (apnee) o riduzioni (ipopnee) del flusso dell'aria con persistenza dei movimenti addominali e toracici. Tali eventi sono tanto più gravi quanto più sono frequenti e prolungate queste interruzioni o riduzioni del respiro per ora di sonno. Gli eventi devono avere le seguenti caratteristiche (American Academy of Sleep Medicine Guidelines): - durata temporale di almeno 10 secondi - riduzione dell'ampiezza del respiro associata a una caduta della saturazione dell'ossigeno superiore al 3%; - diminuzione di oltre il 90% (nel caso delle apnee) o di un valore compreso tra il 50 e il 90% (nel caso delle ipopnee) dei valori basali dell'ampiezza del respiro: I livelli di gravità sono: lieve, media e grave;

  • si parla di RERA (respiratory effort-related arousal) quando si verificano sequenze di atti respiratori di almeno 10 secondi, caratterizzati da un aumento progressivo dello sforzo respiratorio fino ad arrivare ad un picco (aroulsal) ma che non soddisfa i criteri di apnee e ipopnee ostruttive vere e proprie;

  • per eventi di limitazione di flusso si intende una sequenza di atti respiratori della durata di almeno 10 secondi in cui si verifica un appiattimento della curva inspiratoria del flusso nasale che poi terminano con una brusca ripresa del normale flusso;

  • si parla di apnee e ipopnee centrali quando l'interruzione o la riduzione del flusso d'aria oronasale e dei movimenti torace-addominali è dovuta ad un alterato funzionamento dei centri deputati al controllo della respirazione dovuto probabilmente ad un danno neurologico-cerebrale;

  • per apnee e ipopnee miste si intendono degli eventi respiratori che iniziano come apnee o ipopnee centrali e proseguono come apnee o ipopnee ostruttive.

Sintomi e segni

Tra i sintomi più frequenti che i pazienti roncopatici riferiscono abbiamo:

  • russamento notturno;

  • risvegli durante il sonno;

  • sensazione di soffocamento;

  • sonnolenza diurna;

  • pause respiratorie durante il sonno.

I segni clinici che fanno sospettare di OSAS sono:

  • irrequietezza motoria durante la notte;

  • durante il giorno difficoltà di concentrazione e attenzione;

  • ipersonnia diurna;

  • BMI (body mass index) superiore o uguale a 29;

  • circonferenza del collo superiore a 43 cm nei maschi e 41 nelle femmine;

  • anomalie orofaringee o craniofacciali;

  • affaticabilità e irritabilità durante il giorno.


Spesso si riscontra la presenza di patologie correlate che riguardano l'apparato cardiocircolatorio o che riguardano il metabolismo (diabete, obesità, reflusso gastroesofageo etc), asma e vasculopatia diffusa.


Diagnosi

È necessario integrare la valutazione anamnestica e clinica (esame obiettivo specialistico finalizzato da parte del medico specialista otorinolaringoiatra) con uno specifico esame strumentale: la POLISONNOGRAFIA (i cui risultati vengono invece interpretati dal medico pneumologo).

Questo esame consente di confermare il sospetto clinico e di valutare la frequenza e gravità della apnee correlandole alla saturazione arteriosa dell’ossigeno SAO2 e dell’anidride carbonica SCO2, misurate con metodica trancutanea in presenza o meno di russamento.

Viene svolta durante un periodo di sonno spontaneo, e misura tutti i parametri necessari a fare diagnosi di OSAS.

Si analizza quindi la dinamica respiratoria rilevando la presenza di russamento, eventuali eventi respiratori istruttivi e l'indice respiratorio nel sonno.


Caratteristiche cliniche

Nel paziente roncopatico si riscontrano di frequente queste caratteristiche cliniche:

  • malocclusione dentale e/o scheletrica;

  • retrognazia mandibolare / piano mandibolare molto inclinato / tendenza all'iperdivergenza mandibolare;

  • diminuzione dello spazio aereo posteriore;

  • palato ogivale;

  • lingua aumentata di dimensione;

  • palato molle lungo o di aumentate dimensioni.


Come posso intervenire? In base alla gravità si può affrontare la problematica di roncopatia cronica in diversi modi, tenendo conto che alcuni interventi possono coesistere tra loro:

  • terapia ventilatoria con CPAP: ovvero l'utilizzo di respiratori nasali a pressione positiva con o senza ossigenoterapia;

  • terapia chirurgica orofaringea e nasale;

  • terapia ortodontica: ovvero l'utilizzo di apparecchi ortodontici dedicati ai problemi istruttivi nasali;

  • interventi mirati al calo ponderale;

  • interventi di terapia miofunzionale ad opera di un logopedista, per riequilibrare la muscolatura orofacciale (specialmente allo scopo di ridurre la dimensione della lingua e del palato molle e di aumentarne la tonicità, nonché di favorire il sollevamento della lingua e il suo posizionamento corretto all'interno del cavo orale).


OSAS nei bambini

Per i bimbi, si ritiene che l'ipertrofia adenotonsillare, associata a ipoplasia scheletrofacciale (scarso sviluppo delle ossa craniche facciali) sia causa predisponente alle OSAS. Nel 90% dei bambini affetti da OSAS infatti si riscontrano quadri clinici associati a ipertrofia adenotonsillare. Nel restante 10% si riscontrano patologie concomitanti come malformazioni craniofacciali, sindromi da lassista dei tessuti molli, malformazioni laringe-tracheali o reflusso gastroesofageo.

Non si conosce ancora bene la fisiopatologia delle OSAS nei più piccoli, ma si sa che si manifesta quando si sbilancia il rapporto tra i fattori che mantengono pervie (cioè attraversatili dal flusso aereo) le vie aeree e i fattori che ne provocano il collabimento dei tessuti (ovvero l'afflosciamento delle pareti).

In generale è possibile affermare che il bambino il cui sonno è disturbato dalle apnee non gode di un sonno ristoratore.

Nel bambino che russa si accompagnano alcuni effetti collaterali tipici:

  • bocca secca e alito cattivo al risveglio;

  • risvegli improvvisi con fame d'aria;

  • pipì a letto;

  • mal di testa al mattino;

  • cuscino bagnato di saliva;

  • fatica ad alzarsi, anche dopo aver dormito molto;

  • sudore abbondante durante il sonno;

  • testa reclinata all'indietro mentre dorme.


Inoltre a volte sono presenti anche insonnia, sonnambulismo, sonnolenza diurna, risvegli in stato confusionale, sonniloquio, difficoltà di concentrazione e apprendimento durante il giorno.





Insomma, immagino che non conoscessi tutto questo mondo nascosto dietro il semplice russare! Se riscontri questa problematica in te stesso o in chi ti sta accanto, non esitare ad approfondire, sono molti gli specialisti che ti possono aiutare: a cominciare dall'otorinolaringoiatra, dallo pneumologo, per arrivare al dentista - ortodontista, al logopedista, all'osteopata e al dietologo.

E proprio come logopedista, ti posso aiutare a riequilibrare la muscolatura orofacciale, re-impostando i corretti meccanismi funzionali a livello orale.

Continua a seguirmi per scoprirne di più, e per rimanere sempre aggiornato sulle novità iscriviti alla mia newsletter (clicca in alto a destra sulla home del mio sito)!


Felice sonno ;)


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