A bocca aperta: identikit del respiratore orale.

Aggiornato il: mar 26

Nella vita di tutti i giorni, presi dalla frenesia della nostra quotidianità, diamo per scontate molte cose.

Ci viene infatti spontaneo pensare che i raffreddori, le allergie, le adenoidi, i denti storti etc. siano parte del normale corso della vita di tutti i bambini.

Ma siamo davvero sicuri che sia così?


Prendiamo il respirare con la bocca aperta.

Partiamo da un concetto: non tutti i bimbi, o gli individui che respirano a bocca aperta lo fanno perché altrimenti soffocherebbero.

Anzi. Tendenzialmente, una persona che respira d'abitudine con la bocca (e viene per questo definito respiratore orale) è in grado di respirare anche con il naso solamente che fa molta meno fatica utilizzando la bocca.


Infatti, a parte un ridotto numero di persone che sono realmente impossibilitate a respirare con il naso (come nel caso di importanti deviazioni del setto nasale), la maggior parte dei respiratori orali non sono respiratori orali obbligati, ma anzi sono respiratori nasali facoltativi che hanno nel tempo instaurato l'abitudine, poi diventata automatismo, a mantenere le labbra non a contatto e a non far circolare l'aria attraverso il naso.


Si parla di abitudine perché tale meccanismo spesso si stabilizza a prescindere dal fatto che ci siano vere e proprie cause ostruttive (come ad esempio l'ipertrofia delle tonsille e/o adenoidi).


La postura a bocca aperta è tipica dei bimbi con adenoidi ingrossate e infiammate ma non solo. E' stato infatti coniato il termine facies adenoidea per descrivere l'aspetto tipico di questi bambini:

  • labbra voluminose, flaccide, poco toniche e spesso screpolate: per buona parte del tempo il bambino respiratore orale ha le labbra non a contatto, e di notte la respirazione a bocca aperta è la regola, predisponendo alle roncopatie e alle OSAS (Obstruction Sleep Apnea Sindrome, Sindrome da ostruzione delle vie respiratorie durante il sonno);

  • tendenza a inserire il labbro inferiore tra i denti per mordicchiarlo o succhiarlo: ciò provoca un'alterazione dello scheletro dentale con i denti incisivi superiori verso l'esterno e gli incisivi inferiori verso l'esterni;

  • restringimento delle narici che appaiono lunghe e strette (visibile a partire dai 5 anni): nel respiratore orale infatti la muscolatura delle ali del naso non viene stimolata in modo attivo e le narici restano poco sviluppate;

  • posizione abituale della lingua alterata: la lingua è in posizione bassa, appare distesa sul pavimento della bocca ed appare grande, poco tonica, flaccida. In casi più conclamati arriva ad appoggiarsi al labbro inferiore. La sua posizione determina la dimensione delle ossa e la posizione della mandibola;

  • meccanismo alterato della deglutizione e dei movimenti linguali: la lingua si abitua a muoversi in direzione antero-posteriore (ovvero avanti e indietro) e non andrà a posizionarsi con il palato, plasmandolo e favorendone lo sviluppo. Il palato pertanto rimarrà sottosviluppato in senso frontale (davanti) e anteroposteriore (di profilo);

  • zigomi poco sviluppati: nel respiratore orale i tessuti molli del viso (pelle, muscoli, fasce connettivali) spingono le ossa in basso e indietro e quindi ne risulta un viso lungo e con un profilo schiacciato, poco profondo;

  • angolo esterno degli oggi all'ingiù: poiché questo punto è dato dall'unione dell'osso frontale e dell'osso zigomatico ed essendo quest'ultimo sottosviluppato (a causa del ritardo della crescita del naso), il bulbo oculare non ha un adeguato sostegno da parte dello scheletro;

  • presenza di occhiaie: questo sguardo poco vivo è dato dall'oscuramento della palpebra inferiore a causa del ristagno vascolare e dell'edema che è associato all'ostruzione nasale più o meno cronica;

  • muscolo del mento molto forte: il mento assume un aspetto corrugato, a "buccia d'arancia". Infatti, la contrazione del muscolo del mento (muscolo mentoniero) è visibile perché tale muscolo va a sostituire il lavoro che in condizioni normali dovrebbe essere svolto dal muscolo orbicolare delle labbra;

  • tonsille voluminose: quasi sempre il respiratore orale ha un ingrossamento delle tonsille e/o delle adenoidi (ipertrofia).

Nei più grandi si osserva inoltre:

  • comparsa di una gobbetta sul naso verso i 10-11 anni: la spinta verso l'alto della lingua va a spingere verso l'alto lo scheletro del naso;

  • setto nasale deviato in età adolescenziale, strettamente connesso nuovamente alle spinte indirette della lingua.

La respirazione orale inoltre influenza anche il comportamento e l'attitudine di un bambino.

Si potrebbe dividere i respiratori orali in modo genetico in due categorie:

  • i bambini iperattivi, che presentano deficit di attenzione e difficoltà a concentrarsi, sono agitati e faticano a prendere sonno

  • i bambini rallentati, bambini meno reattivi della media, quasi letargici.


La respirazione orale innesca poi una serie di compensazioni posturali e metaboliche che automatizzano questo tipo di respirazione e modellano il corpo del bambino, in modo tale che non possa da un certo punto in poi respirare, se non a bocca aperta.


Chi respira con la bocca, utilizza infatti un complesso di muscoli diversi rispetto a chi respira con il naso, e quindi, forzare la respirazione nasale significa utilizzare muscoli che non sono allenati proprio perché non utilizzati!


L'acquisizione dell'abitudine alla respirazione orale, se non è sostituita da quella fisiologica nasale prima che sia terminata l'età dello sviluppo e della crescita, può comportare nell'adulto la stabilizzazione di una o più anomalie funzionali come ad esempio alterazioni a livello craniale (della testa) o scheletrico (ad esempio della schiena), la riduzione della normale efficienza polmonare e quindi dell'efficacia respiratoria, l'invecchiamento precoce delle funzioni cardiache, eventuali deficit di ossigenazione del sistema nervoso centrale, e persino patologie croniche dell'apparato digerente.


Ricordiamo quindi che la bocca aperta è un indicatore precoce di alterazione!


Se si riscontra tale alterazione è quindi importante consultare gli specialisti.

Le figure che intervengono nei quadri di respirazione orale sono i seguenti:


– il pediatra, che tendenzialmente incontra il bambino per primo, a causa dei vari problemi che può presentare quando magari la respirazione avviene ancora parzialmente con il naso: allergie, asma, otiti, raffreddori cronici o ricorrenti, letargia, inappetenza, carie dentali ecc;


– l’otorinolaringoiatra, che riceve il bambino magari su consiglio del pediatra, a causa di situazioni conclamate come adenoiditi e tonsilliti croniche, otiti anche purulente, riniti allergiche, sinusiti ecc;


– l’allergologo, chiamato in causa su consiglio del pediatra per le riniti allergiche, l’asma e i sospetti di intolleranza alimentari;


– il logopedista, che può trasmettere al bambino una nuova strategia per respirare e per deglutire, rendendolo consapevole dei meccanismi che mette in atto per poi arrivare a modificarli. Lo scopo dell'intervento del logopedista è di instaurare nel bambino una nuova abitudine funzionale, determinante, anche solo per evitare che una posizione scorretta della lingua causi una recidiva (ovvero un ripristino della situazione precedente) dopo aver messo l'apparecchio ai denti!


– il dentista/ortodontista, che spesso consultato molto in ritardo, e solo dopo aver notato che i denti iniziano ad essere storti. Tuttavia il dentista è tra i principali attori nei casi di respirazione orale: poiché la forma e la funzione sono strettamente collegati, il dentista ha il compito di espandere il palato, ricreando il giusto volume e la giusta forma per la ripresa di una giusta funzione.


– l'osteopata, che con il suo lavoro a livello cranio-sacrale va a sbloccare quelle tensioni o quei nodi che ad esempio possono ostacolare un settore del cranio nel suo sviluppo, condizionando nel tempo lo sviluppo dento-schelterico. In alcuni casi di morso crociato è sufficiente anche solo l’intervento dell'osteopata per risolvere la situazione in poco tempo.


Teniamo presente quindi che respirare con la bocca aperta NON è fisiologico e comporta un'alterazione che va presa in carico quanto prima.


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